Mario Bellini: le riedizioni di Camaleonda e Chiara

Durante i Design Days che si sono svolti ad Ottobre a Milano (una sorta di mini Fuorisalone) sono state lanciate le riedizioni di due progetti molto conosciuti di MARIO BELLINI: il divano Camaleonda di B&B e la lampada Chiara di Flos.

Mario Bellini è un architetto e designer noto in tutto il mondo. Ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro otto volte e 25 delle sue opere sono nella collezione permanente del MoMA di New York, che gli ha dedicato una retrospettiva nel 1987

Si laurea in architettura nel 1959 al Politecnico di Milano dove ha come professori Ernesto Nathan Rogers, Gio Ponti, e Piero Portaluppi.

L’attività di designer inizia nel 1963 come consulente per il disegno industriale della Olivetti (per la quale nel 1965 ha progettato quello che viene considerato il primo personal computer al mondo, ovvero la P101) ed è proseguita con altre aziende italiane e internazionali (ad esempio B&B, Cassina, Flou, Yamaha, Renault, Rosenthal, Tecno, Vitra, Kartell ecc.). Dal 1985 al 1991 è stato anche direttore della rivista Domus.

Dagli anni ’80 si dedica con grande successo all’architettura (a Milano ad esempio ha progettato il quartiere Portello e il Mico) e nel 2015 la Triennale di Milano gli ha assegnato la Medaglia d’oro alla carriera per l’Architettura e nel 2017 gli ha dedicato una mostra retrospettiva.

Appassionato d’arte, ha progettato anche numerose mostre d’arte e di architettura sia in Italia che all’estero, tra le ultime quelle a Palazzo Reale con i capolavori di Giotto (2016) e al Museo del ‘900 dedicata a Margherita Sarfatti (2018-2019). 

Sulla pagina del suo studio, potete trovare il suo CV…che dire, una carriera straordinaria, un talento raro per il design e l’architettura.

 

DIVANO CAMALEONDA

Il divano Camaleonda è stato disegnato da Bellini nel 1970 per B&B. Questo divano modulare ha contribuito a definire l’estetica dei mitici anni 70, è diventato un’icona esposta nei maggiori musei di design internazionali come il Moma ed è amatissimo da appassionati di design e dagli interior decorator.

Alla soglia degli anni ’70 gli arredi domestici imbottiti ancora stagnavano per lo più tra stanche varianti delle tipologie storiche ed elitarie fughe in avanti radicalprovocatorie, che – sebben stimolanti – risultavano difficilmente capaci di rimettere in discussione il rapporto tra l’evoluzione dei nuovi comportamenti nello spazio domestico e le tipologie di arredi allora disponibili sul mercato.” ha spiegato il designer.

Vi ho già parlato di questo divano in questo articolo riguardo i divani modulari. Caratteristica fondante di Camaleonda è infatti la sua modularità pressoché infinita che consente a ciascuna persona di adattarlo perfettamente al suo ambiente domestico. Anche il nome Camaleonda fa riferimento proprio alla capacità di trasformarsi: “Camaleonda è un neologismo che ho inventato io nel 1970 incrociando due parole: il nome di quell’animale straordinario che è il camaleonte capace di adattarsi all’ambiente in cui si trova e la parola onda che indica le curve del mare e del deserto. Entrambe queste parole descrivono la forma e la funzione di questa seduta.”

Nella sua riedizione, Camaleonda conserva gli elementi che lo hanno reso un classico contemporaneo. Di comune accordo, Mario Bellini e B&B Italia hanno scelto di conservare il modulo di seduta da cm 90 x 90, così come lo schienale e il bracciolo, fedeli al progetto originario del quale sono state recuperate anche le dime originali per il taglio del rivestimento.

Resta immutata anche la generosa imbottitura in poliuretano che forma il caratteristico capitonné e anche oggi l’innovativo sistema di cavi, ganci e anelli ideato da Bellini nel 1970 e che è la caratteristica riconoscibile di questo divano. Infatti, grazie a tiranti e anelli, i moduli si possono sganciare e ricombinare a piacere, permettendo al divano di adattarsi al gusto in evoluzione e alle necessità dinamiche di chi lo usa.

Un concetto caro a Mario Bellini: “Tra tutti gli oggetti che ho disegnato Camaleonda rappresenta forse meglio di tutti il senso di libertà. Le configurazioni che si possono fare sono infinite.”

 

LAMPADA CHIARA

Nel 1969, Mario Bellini disegna per Flos la lampada da terra Chiara. Per festeggiare il 50 compleanno della lampada, Flos l’ha rieditata nella versione originale da terra in acciaio inox e in un nuovo modello più piccolo, da tavolo, realizzato in alluminio e disponibile in varie finiture: alluminio, grigio scuro e oro rosa.

La lampada Chiara è diventata un oggetto di design iconico perchè consiste solo in un foglio di acciaio inox lucido, tagliato e arrotolato in un cilindro. La sua forma leggera e scultorea si illumina grazie a una fonte luminosa – aggiornata con fonte a LED nella riedizione – posta a terra e nascosta dalla struttura autoportante. La luce che emana è riflessa e diffusa da un grande ‘cappello’ che ricorda il soggolo e il velo di una suora.  

“Quando viene sera bisogna accendere la luce. A me non piacciono le lampade che fanno vedere le lampadine perché danno fastidio agli occhi. Allora ho sempre disegnato lampade come piacciono a me. Pensando prima a come fare la cosa giusta quando viene buio e poi alla forma da dare a questa luce. Così ho disegnato una lampada a forma di suora che fa uscire la luce dal suo cappello bianco”. 

Bellini iniziò il progetto nel 1968 con dei modelli di carta: “È avvenuto tutto così, successo proprio così, qualche strappo qua e là e il foglio avvolto intorno alla mia mano ha assunto, con la sua tridimensionalità, l’immagine che stavo cercando. I disegni sono arrivati dopo”.

Il nome Chiara viene giustificato dal designer in questo modo: “Il nome Chiara significa qualche cosa di chiaro ma la parola chiaro è una parola che si usa molto nel nostro linguaggio (parliamoci chiaro, vediamoci chiaro). Ci sono anche delle espressioni dialettali lombarde di dire “fai luce” che usano la parola chiaro. Chiara è anche il nome di una delle mie figlie.

 

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